Acidi grassi in Fibrosi Cistica

In fibrosi cistica si riscontra un deficit di acidi grassi essenziali imputabile a un alterato metabolismo legato al difetto di base. Si e' visto che la correzione di questi difetti puo' aiutare i pazienti.
A Bologna esiste un laboratorio che effettua l'analisi lipidica alla luce delle piu' moderne conoscenze, nato dall'iniziativa di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
Il colesterolo e trigliceridi con le analisi del sangue è un discorso a cui siamo abituati mentre il dosaggio dei lipidi è una tecnica disponibile solo a chi si occupa di ricerca scientifica. Ora anche i medici che non appartengono a strutture di ricerca possono accedere a questo prezioso strumento, aiutati dai ricercatori CNR e del laboratorio che si occupa di analizzare la composizione lipidica delle membrane cellulari.
La membrana presenta lipidi che l'organismo prepara da sè insieme ai lipidi di provenienza dietetica: un allontanamento dai valori normali può precocemente indicare una situazione di difficoltà cellulare anche senza che siano manifesti i sintomi di una deficienza enzimatica o dietetica.
L'analisi e' eseguita da un'azienda spin-off del CNR che si chiama Lipinutragen Srl. Il nome dell'analisi e' FAT PROFILE e si effettua con un prelievo di sangue in provetta da emocromo (EDTA) da inviare presso il laboratorio della Lipinutragen, seguendo le istruzioni fornite dal laboratorio stesso. Al termine dell'esame viene compilato un report che contiene il quadro dei lipidi di membrana del paziente e gli indici di squilibrio. Verranno inoltre inclusi nel report i suggerimenti per la terapia idonea al paziente.
Per un approfondimento si rimanda al sito internet www.lipinutragen.it

UNO SGUARDO AGLI ACIDI GRASSI IN FIBROSI CISTICA:

Riportiamo di seguito due domande tratte dalla rubrica "Domande/Risposte" di www.fibrosicisitcaricerca.it
coordinato dal Prof. Gianni Mastella, Direttore scientifico della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica, con la collaborazione della dr.ssa Graziella Borgo, pediatra e consulente genetico.

Domanda del 12/12/2005
Vorrei conoscere il vostro parere sull'uso terapeutico degli acidi omega3 per il controllo dell'infiammazione polmonare cronica dei pazienti affetti da F.C.
Angelo C.

I malati di fibrosi cistica hanno nel plasma, ma anche nei tessuti, livelli alterati di acidi grassi(1). Una categoria particolare di questi acidi grassi, i cosiddetti acidi grassi essenziali polinsaturi a lunga catena "omega-3" hanno livelli più bassi che di norma ma soprattutto uno di questi acidi grassi, l'acido docosaesaenoico (DHA) è diminuito rispetto all'acido arachidonico (un "omega-6"), che invece è aumentato: questo squilibrio creerebbe una condizione favorente lo stato infiammatorio, notoriamente esaltato in questa malattia, soprattutto a livello polmonare. Da ciò sono derivati suggerimenti per una possibile dieta ricca in acidi grassi omega-3 ed alcuni studi clinici preliminari su pochi casi avrebbero indicato un qualche beneficio dall'impiego di questi acidi grassi (derivati dall'olio di pesce)(2). Il beneficio sarebbe soprattutto dovuto ad un certo contenimento dell'infiammazione.
Bisogna però dire con tutta onestà che fino a questo momento non abbiamo sufficienti evidenze per raccomandare una supplementazione con olio di pesce o con preparati contenenti alte dosi di omega-3 nella fibrosi cistica: vi sono recenti rassegne nella letteratura scientifica che affrontano criticamente questo problema e che raccomandano la realizzazione di studi clinici più approfonditi e con adeguato disegno prima di decretare l'efficacia di un tale trattamento(3-4).

Suggeriamo anche una lettura riguardante un preparato commerciale di DHA (acido grasso omega-3), che ribadisce questi concetti con qualche informazione aggiuntiva (Aladin DHA e infiammazione polmonare, domanda del 18/02/05).

1. Freedman SD, et al. Association of cystic fibrosis with abnormalities in fatty acid metabolism. N Engl J Med. 2004;350:605-7
2. De Vizia B, et al. Effect of an 8-month treatment with omega-3 fatty acids (eicosapentaenoic and docosahexaenoic) in patients with cystic fibrosis. J Parenter Enter Nutr. 2003;27:52-7
3. Beckles WN, et al. Omega-3 fatty acids (from fish oils) for cystic fibrosis. Cochrane Database Syst Rev. 2002;(3):CD002201
4. Cawood AL, et al. Is there a case for n-3 fatty acid supplementation in cystic fibrosis? Curr Opin Clin Nutr Metab Care. 2005;8:153-9

Domanda del 18/02/2005
Sono venuto a conoscenza del farmaco Aladin DHA e da quanto ho capito interessa più che altro l'apparato intestinale e sarebbe anche un antinfiammatorio. Volevo sapere se è efficace anche per l'infiammazione polmonare...
Riccardo

Per individuare il significato eventuale di questo prodotto dietetico-farmacoterapico, abbiamo chiesto ad un medico esperto del problema di inquadrarlo nell'ambito della fibrosi cistica.

La Fibrosi Cistica (FC) è una malattia che causa un alterato trasporto di sodio e cloro a livello cellulare. Oltre a tali disfunzioni, nei pazienti affetti da FC sono state riscontrate anomalie lipidiche (dei grassi) che sono indipendenti dallo stato di nutrizione del paziente. In particolare, è stato evidenziato un deficit di acidi grassi poliinsaturi (i "polinsaturi" hanno nella loro molecola numerosi doppi legami tra gli atomi), che sembra essere correlato in qualche misura con lo stato di gravità della malattia.

Studi su modelli animali (topi) che non hanno la CFTR (proteina per il trasporto del cloro, alterata o mancante in FC) hanno documentato un miglioramento strutturale e funzionale di organi quali pancreas, intestino e polmoni dopo somministrazione di alte dosi di acido docosaesaenoico (DHA), acido grasso appartenente al gruppo degli "omega 3 acidi grassi" (Freedman SD et al. PNAS 1999; 96: 13995-14000). In particolare, a livello polmonare è stata riscontrata una diminuzione di cellule dell'infiammazione (neutrofili) e di metaboliti dell'"acido arachidonico", tra cui "eicosanoidi e trombossani" (Freedman SD et al. J Appl Physiol 2002; 92:2169-76). Si tratta di lavori condotti per periodi brevissimi (pochi giorni) e utilizzando alte dosi di DHA.

Alcuni studi biochimici hanno da tempo dimostrato che l'acido arachidonico, acido grasso poliinsaturo della famiglia omega 6, costituisce il substrato per la produzione di mediatori proinfiammatori (che favoriscono cioè l'infiammazione), tra cui i cosiddetti "eicosanoidi e trombossani", mentre il DHA diminuisce la sintesi di queste molecole con meccanismi che sono noti solo in parte. Pertanto, un rapporto tra questi due acidi grassi che veda prevalere il DHA rispetto all'acido arachidonico sembrerebbe contrastare la risposta infiammatoria dell'organismo nei confronti di agenti infettivi.

E' pertanto verosimile che gli acidi grassi omega 3, come il DHA, possano avere degli effetti positivi su alcuni aspetti tipici della FC, ma fino ad ora non sono stati ottenuti nell'uomo risultati simili a quelli rilevati nell'animale né esistono sperimentazioni cliniche nei malati di fibrosi cistica. Nonostante ciò, la ditta Laborest ha messo in commercio un prodotto che contiene DHA puro, il cui nome è Aladin, con maldefinite indicazioni per problemi infiammatori. Esso viene venduto in tre formulazioni:
- compresse da 50 mg di DHA,
- bustine da 1 gr di DHA,
- gocce (per uso oculistico) contenenti 100 mg DHA/ml.
In conclusione, Aladin 1000 è un prodotto dietetico che contiene alte dosi di DHA (buste da 1 gr) la cui efficacia nell'uomo però non è ancora stata dimostrata.

Dr.ssa Cinzia Scambi

La lettura che segue è un commento all'articolo: Nguyen TD, et al. "Novel short chain fatty acids restore chloride secretion in cystic fibrosis. Biochem Biophys Res Communications" 2006;342:245-252

Acidi grassi a corta catena che favoriscono la maturazione di CFTR-DF508 ripristinando la secrezione di cloro

Fervono gli studi mirati a correggere la proteina CFTR difettosa dell'aminoacido fenilalanina in causa della più comune mutazione DF508. E' noto che questo difetto impedisce alla proteina CFTR, che pur è sintetizzata e pur conserva una sua seppur limitata capacità funzionale, di raggiungere la membrana apicale delle cellule epiteliali, sede elettiva per il suo funzionamento. La proteina non trasferita in tale sede vie rimossa. Tra le molecole capaci di correggere in vitro la proteina, consentendone la maturazione e il trasferimento alla membrana apicale, si annoverano alcuni acidi grassi a corta catena. Tra questi i più noti e sperimentati sono il butirato e il 4-fenilbutirato (4-PBA). Quest'ultimo è impiegato per il trattamento di alcuni difetti congeniti del cosiddetto "ciclo dell'urea" ed è stato anche inizialmente sperimentato in CF. Tuttavia la sua efficacia è limitata dal rapido metabolismo e dalla necessità di dosi molto alte, non innocue, per ottenere qualche effetto nel lungo termine. Un gruppo di ricercatori nordamericani hanno trovato che l'arginina butirato (AB) e due nuovi acidi grassi a corta catena, l'acido metil-idrocinnamico (ST7) e il 2,2-dimetil-butirato (ST20) correggono funzionalmente il difetto CFTR-FD508, avendo durata di azione più protratta del classico butirato e richiedendo dosi molto più basse.
Lo studio è stato condotto in vitro su culture di cellule CF con una mutazione DF508. L'arginina butirato è già impiegato con qualche risultato nel trattamento di alcuni disordini congeniti dell'emoglobina e potrebbe forse essere considerato in futuro anche per la fibrosi cistica. Ma gli autori di questo studio sottolineano gli aspetti vantaggiosi delle due nuove molecole, ST7 e ST20, che mostrano di persistere a lungo nel plasma ed hanno una elevata capacità di assorbimento intestinale (90%) rispetto al classico 4-PBA. Nelle scimmie da esperimento l'ST20 ha concentrazioni sostenute nel plasma per almeno 8 ore. Negli esperimenti condotti in questo studio, ST7 e ST20 non solo ristorano la funzione di trasporto del cloro della CFTR recuperata, ma , attraverso questa, regolano altri canali di trasporto ionico sulla membrana cellulare. Queste molecole si presentano pertanto come candidate per futuri studi sull'uomo. In prospettiva si può immaginare che, combinando una terapia di correzione di CFTR-DF508 con una di potenziamento (sono noti alcuni efficaci "potenziatori") della proteina recuperata, si possa ottenere una terapia molecolare integrata ed efficiente del difetto di base CF.